Città, regioni e paesaggio diventano patria comune
di tutto il mondo grazie alla poesia diffusa.
Grandi voci poetiche moltiplicate sul territorio e sulla
superficie ibrida della città-scrivibile, riprodotte
su pannelli e posters, fruite nei contesti spaziali atipici
dei luoghi quotidiani della vita associata collettiva. Segnali-simbolo,
forme di comunicazione di forte impatto visivo che hanno
il compito di attrarre lo sguardo per disorientare nei contenuti.
È così che la poesia diventa parte integrante
del territorio di cui dice, installandosi sulla pelle figurativa
della società dell’immagine e divenendo quindi
oggetto di decodifica imprevista e stupita da parte degli
abitanti, dei visitatori e dei turisti.
Il progetto si sviluppa sulla scia di tre iniziative inedite,
ideate e realizzate da Allegorein nel corso degli ultimi
quattro anni. La prima, svoltasi in collaborazione con l’Agenzia
del Giubileo lungo le recinzioni cittadine dei cantieri
aperti per il nuovo millennio – ad essa fa fede il
volume Roma patria comune, a cura di Filippo Bettini e Roberto
Piperno, Nuova Comunicazione Editrice, Roma 2000. La seconda,
sostenuta dal Comune di Roma e dal Ministero per i Beni
e le Attività Culturali e portata ben oltre il confine
spazio-temporale dei cantieri giubilari in altri punti-chiave
della Capitale (nelle Isole Pedonali e nelle zone di più
alta circolazione e concentrazione della vita urbana). La
terza, dal titolo “Poesie sul Tevere”, realizzata
a partire dal luglio 2004 in collaborazione con la Regione
Lazio e con il Centro di Cultura e Letteratura Mediterranea
della Link Campus University of Malta di Roma, mediante
l’installazione sul greto del Tevere di 26 gigantografie
poetiche riproducenti testi di scrittori di varie epoche
e nazioni che si sono ispirati al fiume di Roma –
documentata dalla pubblicazione Il Tevere nella poesia del
mondo, Fermenti, Roma 2004.