Il paesaggio di una grande capitale visto, filtrato e scandito
dalla poesia installata sulla pelle metropolitana. Accade
a Roma nell’anno 2000, quando sui bordi dei grandi
cantieri aperti per il Giubileo vennero collocati manifesti
di poesie e prose tratte dall’immensa e plurisecolare
produzione letteraria su Roma.
Per la prima volta una città propone la poesia
come oggetto di fruizione pubblica allargata, con modalità
di acquisizione del testo non dissimili da quelle della
comunicazione pubblicitaria. Una forma di comunicazione
socialmente diffusa, immediata ed imprevedibile. Non immagini
ma segnali scritti, pannelli stradali concentrati e formalizzati.
Memorabili, visibili ed efficaci. Il linguaggio pubblicitario
-da sempre debitore alla poesia per strumenti distintivi
quali la rima, l’uso della metafora e l’azione
subliminale- per una volta cede alla poesia l’utilizzo
degli spazi pubblici murali, invitando i cittadini e i turisti
stranieri a leggere liberamente, in maniera innovativa e
senza timori reverenziali, il contesto stesso a cui quelle
parole sono dedicate.
L’iniziativa s’inserisce all’interno di
un più ampio progetto generale d’integrazione
e promozione reciproca tra territorio e forme artistiche,
in un contesto storico e culturale che prende in considerazione
il ruolo etico e civile di una città come Roma proiettata
da sempre in una dimensione cosmopolita sovranazionale e
internazionale. Nelle molteplici testimonianze che prendono
in considerazione le civiltà e le storie del suo
passato, Roma riconferma il suo carattere “universale”
e il suo destino storico di “patria comune”,
considerando il futuro-presente come luogo fisico e simbolico
d’incontro, di sintesi e di confronto.
Con l’iniziatva “Poesia nei cantieri”
- testimoniata dalla pubblicazione Roma patria
comune-Poeti e scrittori di ogni tempo e nazione parlano
di Roma sui luoghi dei cantieri per il Giubileo del 2000,
Nuova Comunicazione-Mediaplanet 2000, si è voluta
imbastire una rete di comunicazione poetico-espressiva che,
moltiplicandosi sul territorio, divenisse forma di scrittura
diffusa capace di esercitare sul lettore un effetto di presa
in maniera istantanea e subliminale.
In questo senso, ai cittadini italiani sono stati proposti
nuovi percorsi di “lettura” e di “attraversamento”
della città e dei suoi luoghi. Per compensarli emotivamente
di fronte ai molteplici disagi provocati dai cantieri, per
dispiegare il racconto di Roma attraverso la superficie
estesa della città in metamorfosi, per rendere partecipe
la collettività urbana al dialogo interattivo con
le culture di altri Paesi, veicolate e fatte rivivere dalla
sensibilità e dalla scrittura dei rispettivi poeti.
Parimenti, ai cittadini stranieri è stato reso possibile
addentrarsi nella storia di Roma appropriandosi dei suoi
luoghi, grazie alle emozioni trasmesse dalla scrittura e
dalla sua ubicazione nei contesti evocati. Nel ritrovare
i poeti e la lingua della propria nazione (tutti i pannelli
presentano infatti il testo in lingua originale e la traduzione
in italiano), i turisti stranieri sono proiettati verso
un comune universo di appartenenza e di riferimento storico,
civile e culturale.
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